PETER BRIDGMAN

L’unico indizio dei 71 anni che compirà il 27 ottobre prossimo è il documento d’identità, per il resto Peter Bridgman – neozelandese di origine e italiano d’adozione – ha mantenuto intatti il fisico e quel rapporto viscerale col mare che gli ha permesso di metabolizzare il “doloroso” passaggio dall’Oceano Pacifico al più mite Adriatico.

In realtà il luogo di nascita è l’Inghilterra, neanche a farlo apposta un’isola, ma le vicende lavorative del padre – pilota nella Marina di Sua Maestà britannica e poi allevatore e contadino agli Antipodi – lo hanno portato subito a vivere nella terra dei Maori.

Atleta d’eccezione sulla tavola del windsurf, che nel 1984 lo ha visto diventare il secondo uomo al mondo a superare la barriera dei 30 nodi (oltre 55 chilometri all’ora), non ha mai smesso di sperimentare materiali e vele con lo sguardo perennemente proiettato al futuro.

La mia vera patria è l’Italia”, sgombra subito il campo dagli equivoci Peter, che qui ha trovato l’amore di Pieranna, il figlio Nicholas – 27enne campione di snowboard – affiancatosi a Eleonora, figlia della prima moglie.   

“Ho lasciato la Nuova Zelanda a 21 anni – ricorda – ma fino a quel momento il mio rapporto con l’acqua era stato sporadico. Lavoravo in prevalenza con mio padre nella nostra fattoria andando spesso a cavallo. Ho fatto solo un po’ di vela nelle acque davanti ad Auckland”.

Ha dovuto addirittura aspettare di vivere in un Paese senza sbocco sul mare per far esplodere la sua vocazione.

Proprio così.  Nel 1976 mi sono trasferito in Austria, paese d’origine della mia prima moglie, per studiare Lingue all’Università di Innsbruck quando, un giorno, su una fotocopia ho visto uno dei primi windsurf e l’invito ad un corso sul Mondsee, il lago della luna. È stato un colpo di fulmine. Ho contattato gli organizzatori, mi sono presentato e dopo essere salito sulla tavola da allora non ne sono praticamente più sceso”.

Anche quando la vita ti ha portato a cambiare nuovamente.

“Esatto. Conosciuta nel 1982 Pieranna, mi sono trasferito sulle rive del lago di Garda a Peschiera dove i venti leggeri permettevano di insegnare molto bene il windsurf. Poi mi sono spostato al nord, sulla sponda bresciana del lago, per dirigere alcune scuole. Mia moglie era bellunese ma abitava a Jesolo e a quel punto mettere finalmente radici in riva all’Adriatico è stata la cosa più naturale che potesse accadere”.

L’unicità di Peter, però, è stata quella di diventare punto di riferimento delle aziende del settore per sperimentare le tecnologie innovative nel windsurf.

 “Facevo gare di velocità e sviluppo per una ditta di vele austriaca e per un quinquennio sono rimasto nel ristretto lotto dei primi 5 velocisti su tavola al mondo. Periodo nel quale mia moglie è stata una collaboratrice preziosa filmando dalla spiaggia le mie prove in acqua che poi studiavo dal punto di vista tecnico per capire come migliorare le prestazioni dei materiali”.

Per un attimo l’illusione della vela rigida e poi il ritorno a quella tradizionale.

“Nel 1984 un architetto navale e un ingegnere pensarono ad una vela in carbonio con una doppia superficie, vuota in mezzo, con la quale in teoria avrei dovuto battere il record di velocità. Era uno studio adottato anche per gli aerei obbligati a decollare in uno spazio molto breve. Ma questa ala mancava del twist, o svirgolamento, diventando ingovernabile. Le prime volte mi spezzavo letteralmente braccia e spalle perché la spinta iniziale del vento era terribile ma poi, riuscito finalmente a domarla, si spegneva quando arrivavo a 25 nodi, proprio perché non potevo cambiarne l’angolo di incidenza rispetto al vento. A quel punto ho abbandonato il progetto, ne ho presa una di serie ottenendo un ottimo successo”.

Chiuso due anni fa lo storico negozio di vele e tavole a Jesolo – “appena in tempo” ammette Peter pensando a pandemia e crisi economica – la decisione di dedicarsi “solo” ad insegnare nel suo Watersport Center.

“Ho ancora un piccolo esercizio di abbigliamento sportivo per la spiaggia che gestisce mia moglie con Eleonora, ma il mio tempo lo trascorro tra lezioni di windsurf, catamarano, uscite col Banana Boat divertenti anche per i diversamente giovani e, ovviamente, la tavola del Sup che ha allargato il bacino di praticanti dai 7 ai 70 anni”.

Nostalgia della tua patria e di quel mare?

“Arrivando a Jesolo all’inizio non è stato facile metabolizzare il cambiamento e adattarmi anche al modo con cui in Italia si vive la spiaggia. Ma per amore ho superato quel momento, apprezzando poi la vicinanza di tante altre realtà turistiche. Per esempio pochi giorni fa in un giorno sono andato e tornato da Cortina per ciaspolare. Fantastico. E poi, a prescindere dal mare, chi va sulle onde è perennemente frustrato alla ricerca dell’uscita ideale. A parte gli scherzi quelle invernali sono Le giornate migliori e anche se non vado a Fuerteventura, alle Canarie, dove ho una casa e trovo le onde più simili a quelle del Pacifico, una giornata trascorsa con gli amici ha sempre un valore altissimo”.

Tra le varie discipline qual è il tuo podio ideale?

“Dipende molto da dove mi trovo. Il surf sull’onda, tavola o Sup, è la madre di tutti gli sport; dopo viene il windsurf se abiti a Città del Capo o alle Hawaii e hai le condizioni giuste e poi c’è il kite surf che è più duttile e si adatta a situazioni di cui altrimenti non potresti godere”.

Consiglieresti il Sup per iniziare?

Lo metto insieme al surf, se sei capace di andare sull’onda col Sup le sensazioni sono simili. Lo pratico da sempre e mi permette di godere del mare in ogni frangente. 

Quali sono le doti necessarie?

Basta salirci mezz’ora per capire che è una palestra in grado di mettere in movimento tutta la muscolatura. Un esercizio ideale per mantenersi in forma. A seguire, la progressione rischia di essere inesorabile. Quando prendi la prima onda, anche solo di 50 centimetri, allora sei fottuto (testuale ma eloquente ndr) e non scendi più”. 

Fai questo lavoro da oltre 40 anni, quali sono i mutamenti che hai notato tra chi viene da te per imparare e quanti frequentano con assiduità il mare?

“Ho vissuto mezzo secolo di cambiamenti fantastici negli strumenti, c’è sempre stata qualche novità e poco tempo per annoiarci. Una cosa che mi dà grande soddisfazione sono i ringraziamenti dei tantissimi ragazzi che ho messo in mare sul surf, anche se per me sono sempre troppo pochi. Il mare è scuola di vita e ti tiene lontano dalle solite discoteche, dalla smania di smartphone e videogiochi”.

Pregi e difetti dell’Italia.

“Qui è impagabile la gioia di vivere e di godersi l’esistenza. Il cibo, poi, dimostra che gli italiani apprezzano le cose belle. L’altra faccia della medaglia è la politica e come viene gestito questo Paese, che potrebbe essere il centro del mondo ma si perde solo per colpa di chi è attaccato alla poltrona”.

Se nella tua vita non ci fosse stato il mare cosa avresti fatto?

“Sarei andato sulla neve come mio figlio o in aria come pilota. Comunque sempre in mezzo alla natura e nei grandi spazi, detesto la città”.

Gaetano Foggetti

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