OVIDIO FERRARI

Ci sono l’acqua e il mare nella storia, umana e professionale, di Ovidio Ferrari – 49enne ancora per qualche mese – fin dai tempi delle vacanze da bambino a Cesenatico ad oggi, quando ha scelto di tradurre questa passione in una rivista del settore che stampa e distribuisce qualcosa come 2 mila copie a numero.

Il mare, quindi, è sempre stato parte della tua vita?

Si, da quando ho memoria. Sono originario di Cesena e la spiaggia di Cesenatico è sempre stata il luogo dove andare nel tempo libero. Inoltre mia madre faceva la maestra e d’estate ci trasferivamo sulla spiaggia romagnola per tre mesi. Inevitabile a quel punto crescere in acqua con la passione del mare. A 11 anni ho cominciato a fare windsurf su tavole che a quei tempi erano tipo le attuali tavole SUP race e vele triangolari in tessuto. Continuo ancora a fare windsurf tutte le volte che posso, e poi una dozzina di anni fa ho cominciato a fare SUP.  

A questo punto la laurea in Scienze ambientali indirizzo marino, conseguita all’Università di Ravenna, è stata l’approdo naturale delle tue passioni?

Certo. L’idea era quella di trovare un lavoro che avesse comunque a che fare col mare. Poi però ho iniziato a lavorare come consulente per l’ambiente e la sicurezza a Bologna, ma poi la burocrazia mi ha sfinito. Così mi sono trasferito a Milano, ma per fare il caporedattore in una rivista specializzata nel windsurf, che all’epoca si chiamava “Funboard”. Dopo una decina di anni, sono passato a fare il responsabile della comunicazione e del marketing per una grossa azienda maremmana, leader nel settore degli sport acquatici, che per circa otto anni mi ha permesso di vivere continuando a coltivare le mie passioni. Quattro anni fa, infine, la scelta di avvicinarmi a casa ed entrare nel mondo della scuola come insegnante di matematica alle medie. È stato come tornare indietro nel tempo, con i due mesi di inattività estiva concessi dal lavoro che mi hanno dato la possibilità di recuperare la passione per le riviste e il mare, e dare contestualmente vita a Sup News, rivista trimestrale su carta distribuita ad abbonati, club e negozi specializzati.  https://www.supnewsmag.it/

Windsurf e Sup, se dovessi dire cosa manca ad ognuno di loro e qual è invece il rispettivo valore aggiunto?

Per quanto mi riguarda, sono due sport che si completano a vicenda. Il Sup è il giocattolo ideale per le giornate senza vento o per far divertire i miei figli sin da quando quando erano piccoli (ora hanno 14 e 16 anni, ndr). Ma quando il vento soffia, viene il momento di alzare la vela del windsurf e partire in planata o volare sul foil.

Qual è stato l’anno zero del Sup?

Per quanto riguarda l’Italia, direi grossomodo il 2008. In realtà infatti, si tratta di una disciplina storica tornata in voga quando una quindicina di anni fa, quando alcuni waterman hawaiiani hanno riesumato la pratica della tavola con la pagaia per le loro imprese. La definirei un po’ “la bicicletta del mare”, perché puoi farne l’uso che credi in base a quanto impegno e fatica vuoi dedicarci o alle opportunità che si presentano. Penso, per esempio, ai suggestivi percorsi che ho potuto gustare dentro i canali di Venezia, che oggi purtroppo sono praticamente proibiti.

Svago, aria aperta e un ambiente sicuramente coinvolgente come quello acquatico sono richiami importanti ma che, a maggior ragione, potrebbero indurre anche a imprudenze chi senza adeguata preparazione affronta il mare aperto. Hai consigli in merito?

In linea di massima il Sup è uno sport abbastanza sicuro, anche se il mare nasconde sempre alcune insidie. Una su tutte quando il vento soffia da terra. Il consiglio è quello di muovere i primi passi con un amico esperto o facendo un corso, anche perché per imparare un po’ tutti “i trucchi” bastano poche lezioni con un insegnante qualificato.  Indispensabile saper nuotare e restare sempre legati alla tavola con l’apposito “leash”. Insomma, il buon senso aiuta sempre a non fare passi più lunghi della gamba!

L’Italia ha migliaia di chilometri di coste, quali sono a tuo avviso i luoghi migliori dove praticare il Sup?

Il SUP si può praticare sulle coste, ma non solo, penso anche a laghi e fiumi. Qualsiasi specchio d’acqua può essere il luogo ideale per fare SUP e vivere questa esperienza con serenità. Nei fiumi dove si può fare kayak c’è spazio anche per il Sup, prestando attenzione ai tratti più impegnativi. Se poi si vuole alzare l’asticella, allora anche in questo caso le lezioni degli esperti possono aiutare. 

Consiglieresti il Sup anche come pratica riabilitativa?

La tavola, il contatto con l’acqua e le dovute cautele sono tutti fattori che consentono a chi ha avuto traumi fisici di poter praticare sport. Diciamo che da subito si è rivelato uno strumento molto duttile.

In che misura l’emergenza sanitaria ha impattato su questa disciplina sportiva?

In realtà il Covid ha fermato l’attività dei raduni di massa, ma al contempo ha fatto scoprire a tante persone la necessità di vivere spazi all’aria aperta rivelandosi uno strumento perfetto, al punto che nell’estate scorsa si è registrato un vero e proprio boom di vendite e corsi. Durante il lockdown tutti quanti siamo stati spinti a scoprire e valorizzare i posti vicini alle nostre abitazioni, e abbiamo scoperto che non serviva fare chissà quanti chilometri per godere dei benefici dell’attività all’aria aperta. In questa prospettiva il futuro del SUP non potrà che essere sempre più di massa e praticato ovunque ci siano acque navigabili.

In termini di pubblicità e praticanti, cosa andrebbe fatto per promuovere il Sup e reclutare sempre nuovi adepti? 

In pratica il SUP ha già tutti gli elementi per essere uno sport di massa in un paese come l’Italia dove l’acqua è un elemento molto diffuso in ogni regione. Certo che se l’ambiente fosse gestito meglio, potremmo tornare anche all’antico, quando i fiumi erano a tutti gli effetti le prime vie di comunicazione.  

Quando hai scelto di dar vita a Sup News quali difficoltà hai incontrato e quali sono ora i tuoi progetti?

Sto cercando di dare nuovo slancio alla campagna   abbonamenti augurandomi di poter mantenere la periodicità della rivista e una buona raccolta pubblicitaria, necessaria per sostenere le spese. Non dimenticando che sono arrivato nel mondo dell’editoria proprio quando pc, smartphone e web ti permettono di seguire tutto in ogni momento senza dover ricorrere alla carta stampata.

Cosa significa comunicare in un ambito così particolare come quello degli sport acquatici. Cosa vogliono sapere quanti frequentano riviste, siti e blog del settore?

Di informazioni il web straborda, il problema è che spesso sono buttate lì senza capo né coda. Personalmente cerco di dare informazioni utili e raccontare storie di personaggi e sport dalle quali la gente possa trovare fonte di ispirazione e, perché no, lo slancio per emularle.

Gaetano Foggetti

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Max ha detto:

    Grande Ovidio.
    Passione e perseveranza.

    "Mi piace"

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