I nodi ai tempi del SUP

di Andrea Varetto

Ho iniziato a fare nodi in montagna, poi in mare e infine sul camion dei pompieri. Lì ho capito che certe cose non le puoi sbagliare, il mio collega si affida a ciò che faccio io e io mi fido di cosa fa il collega. Tra le tante cose che non puoi sbagliare ci sono i nodi. Se va bene ci appendi un badile, se va male ci appendi la vita. Quindi devi conoscere pochi nodi ma li devi fare a occhi chiusi.

Sul SUP i nodi tornano spesso utili, per ormeggiare il SUP ad anelli e gallocce di un pontile, per assicurarlo ad un albero lungo la riva, per legare la vostra cima a quella che vi arriva dalla barca di un amico etc

I nodi rientrano anche tra le materie del brevetto da assistente bagnanti, purtroppo se non si fanno con continuità vengono dimenticati con la stessa velocità con cui si imparano in sede d’esame e in poco tempo rimangono solo un vago ricordo.

Non possiamo sempre confidare che ci sia pronto un moschettone o che si riesca ad usare il leash.

Per fare i nodi serve uno spezzone di corda o di cima come si dice in ambito nautico. Sul SUP ho sempre con me un cordino di 7-8 millimetri di diametro, lungo 3 metri. Occupa poco spazio ed è lungo a sufficienza. Le cime in polipropilene sono leggere e galleggianti, di contro patiscono l’esposizione ai raggi UV. L’alternativa più resistente è la cima nautica in poliestere che però non galleggia. Evitate l’utilizzo della sagola galleggiante in polietilene che viene venduta insieme al salvagenti anulari: per quanto sia economica si annoda male, è molto scivolosa e poco resistente (per farvi un paragone la sagola galleggiante da 8mm ha una tenuta di 400kg, una cima in doppia treccia di poliestere dello stesso diametro arriva a 1.800kg).

I nodi hanno degli utilizzi prevalenti e vengono suddivisi in varie “famiglie”: nodi di ancoraggio, nodi di giunzione, nodi di accorciamento, nodi autobloccanti e altri ancora che esulano dall’utilizzo sullo Stand Up Paddle.

Ogni nodo ha delle caratteristiche proprie, in particolare semplicità di esecuzione e rapidità nella regolazione, facilità di scioglimento dopo essere stato sottoposto a forte trazione, resistenza allo scioglimento accidentale quando deve resistere a ripetuti cicli di carico e scarico, riduzione del carico di rottura della cima con cui sono costruiti.

In questo articolo introduciamo due nodi di ancoraggio fondamentali per l’ormeggio del SUP: la gassa d’amante e il nodo parlato.

La gassa d’amante: è il nodo per eccellenza in ambito marinaresco, di veloce esecuzione, rimane sempre facile da sciogliere dopo essere stato sottoposto a forte tensione. Perfetto per ormeggiare il SUP ad alberi e pontili.

Il nodo parlato: di esecuzione rapidissima e regolazione immediata, permette di legare in un attimo il SUP ad anelli o paletti. Come è facile da regolare così si può allentare quando perde la tensione che lo stringe. Vedremo che si può bloccare con un nodo semplice.

Nei prossimi articoli andremo ad analizzare con foto e video la realizzazione di questi due nodi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...